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i Diritti dell'Infanzia

Questa serie riunisce opere che interrogano il diritto all’infanzia nei territori attraversati dalla guerra: geografie dove il gioco diventa gesto di sopravvivenza e memoria.

 

Nelle terre attraversate dal dolore, dove le mappe raccontano confini e distruzioni, riporto segni di una leggerezza perduta: una corda che disegna l’aria, una biglia che rotola tra nomi antichi, un piccolo treno che attraversa la storia senza stazioni né bandiere.


Sono giochi elementari, universali, che appartengono a ogni epoca e a ogni luogo. Gesti minimi che custodiscono l’essenza della libertà, dell’immaginazione, della fiducia nel mondo.

Attraverso la china e il ricamo, questi gesti tornano a vivere sulle mappe come segni di resistenza silenziosa, come promemoria di un diritto che nessuna guerra dovrebbe violare.


Difendere l’infanzia significa difendere il futuro: ricordare che ogni bambino, ovunque, ha diritto a giocare, a crescere in pace, a scoprire la vita senza paura.

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La gara di biglie

OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA

data. 2025

misure. 92 cm x 67 cm

tecnicaChina, tannino di castagno, intrecci e biglie tridimensionali di carta ricamata

Opera su mappa storica del “Théâtre de la Guerre en Orient”.

Un gesto minimo dell’infanzia diventa misura di un equilibrio più grande: la gara di biglie, gioco fondato su traiettorie leggere e deviazioni impercettibili, si carica qui di una tensione che riguarda la responsabilità e la perdita.

Le biglie, sparse sulla mappa come corpi fuori asse, interrompono il ritmo del gioco e rendono visibile una condizione fragile, dove ogni movimento è esposto a forze più grandi di sé.

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Le biglie tridimensionali, costruite come piccoli mondi compressi,

raccolgono in sé colori, tensioni e identità dei paesi attraversati dal conflitto: non sono più oggetti di gioco, ma frammenti geopolitici,

sfere instabili che non riescono a trovare quiete.

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I bambini, distesi sulla cartografia, non dominano il territorio: lo sfiorano.

I loro corpi emergono dalla carta antica con tratti sottili e velature leggere, in una sospensione vigile che tiene insieme vulnerabilità e resistenza.

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La mappa, pubblicata nel 1854 durante la Guerra di Crimea come strumento di lettura militare e strategica dei fronti orientali, nasce per rendere visibili avanzate, alleanze e linee di controllo; nell’opera perde questa funzione e diventa pelle sensibile, campo inclinato in cui l’infanzia tenta di reinscrivere un ordine più umano.

Nel presente, le stesse regioni continuano a essere segnate da guerre che incidono profondamente sulla vita dei bambini.

La perdita di casa, scuola e routine produce fratture psicologiche durature: ansia, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione, maturazioni forzate. In questo contesto, le biglie dell’opera diventano una metafora concreta: piccoli mondi costretti a rimbalzare

senza controllo, identità infantili compresse in un territorio instabile.

L’opera non racconta la cronaca, ma ne trattiene l’eco, restituendo in forma visiva ciò che spesso resta invisibile: la frattura silenziosa che la guerra imprime nell’infanzia, molto oltre il tempo del conflitto.

Kumari

OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA

data. 2025

misure. dittico 51 cm x 38 cm (due cornici)

tecnicaChina, tannino di castagno, intrecci e ricami su carta

Opera su mappa antica dell’India

L’opera riflette sui meccanismi di potere che privano l’infanzia e il femminile della possibilità di scegliere, trasformando il corpo in simbolo e sottraendolo all’esperienza personale.

Il dittico presenta una figura femminile divisa in due parti, costruita attraverso intrecci, velature di tannino e ricami.

Da un lato la Kumari appare come immagine rituale, immobilizzata in un ruolo simbolico; dall’altro emerge la vulnerabilità della bambina, privata di una crescita libera.

La frattura del corpo diventa metafora di un’identità sospesa tra imposizione ed esperienza negata.

La mappa agisce come pelle e memoria: una superficie attraversata da segni che raccontanocontrollo e silenzio.

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La mappa di riferimento è una cartografia antica dell’India, databile tra il 1821 e il 1850, raffigurante il subcontinente indiano, Ceylon e le aree limitrofe dell’Asia meridionale.

Nata per osservare e ordinare il territorio, nell’opera diventa spazio simbolico su cui il potere si inscrive sul corpo.

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Ancora oggi, in Nepal, alcune bambine vengono scelte come Kumari e investite di un ruolo sacro in età molto precoce. La loro vita è regolata da norme severe che limitano l’esperienza dell’infanzia; il ritorno a una vita ordinaria risulta spesso complesso, segnato da difficoltà di reinserimento e conseguenze emotive durature.

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I ricami sono ispirati ai motivi tribali dell’hennè matrimoniale

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Il telefono senza fili

data. 2025

misure. 87 cm x 97 cm

tecnicaChina blu di Prussia, tannino di castagno, intrecci di carta, ricamo

Opera su mappa antica della regione tra Anatolia, Mesopotamia, Siria, Kurdistan e Palestina.

Sulla mappa antica quattro figure di bambini costruiscono una rete di comunicazione precaria.

Due bambini si sussurrano un segreto all’orecchio, affidando la parola alla prossimità del corpo; altri utilizzano il telefono rudimentale fatto di barattoli, tesi da un filo ricamato quasi invisibile. Il filo è il centro dell’opera: fragile, necessario, facilmente interrompibile.

È ciò che consente alla voce di passare, ma anche ciò che ne determina la perdita o la distorsione.

La comunicazione non è garantita: dipende dalla tensione del filo, dalla distanza, dall’ascolto.

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Il telefono senza fili è un gioco infantile basato sull’ascolto e sulla trasformazione della parola diventa riflessione sulla fragilità del messaggio. Nel telefono senza fili una frase viene pronunciata in un barattolo e trasmessa attraverso un filo sottile: chi ascolta, all’altro capo, deve indovinarla.

Il messaggio viaggia, ma non arriva mai identico; si altera, si deforma, perde precisione. Il gioco mette in scena la distanza tra ciò che viene detto e ciò che viene compreso.

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La mappa di riferimento è la Nuova Carta di Irak Arabi, Kurdistan, Diarbek, Turcomannia, Siria e

Palestina, incisa ad Amsterdam da Isaac Tirion nel XVIII secolo, strumento di ordinamento

geografico e politico dei territori rappresentati. Nell’opera perde la funzione descrittiva e diventa

superficie sensibile: non definisce confini ma ospita il passaggio incerto della parola.

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Nel presente, nei territori rappresentati sulla mappa, molti bambini vivono in contesti segnati da conflitti e instabilità persistenti.

In tutta la regione del Medio Oriente, una parte significativa dell’infanzia cresce tra sfollamenti forzati, interruzioni dell’istruzione, carenze di cure mediche e insicurezza quotidiana.

La comunicazione stessa - tra famiglie, scuole, comunità - risulta spesso spezzata o precaria, come il filo sottile che, nell’opera, tiene insieme la possibilità di ascoltarsi.

Salta la corda

data. 2025

misure. 66 cm x 46,5 cm

tecnicaChina blu di Prussia, tannino di castagno, intreccio e ricamo su carta

Trittico su mappa antica dellEgitto e Cirenaica

Il salto della corda diventa un gesto di passaggio e di misura, un ritmo che tiene insieme slancio, sospensione e ritorno a terra. La corda che gira delimita uno spazio circolare di attenzione e cura, una soglia mobile che chiede rispetto senza immobilizzare il corpo.

Il trittico scompone il gesto in tre istanti consecutivi, come un respiro che si dilata nel tempo. Le figure infantili attraversano la mappa con un’energia leggera, in contrasto con la gravità silenziosa

del territorio antico. L’intreccio costruisce una trama sottile che separa e protegge, simile a un velo; il ricamo interviene come battito discreto, segnando nodi e passaggi senza appesantire la superficie. La china blu e il tannino di castagno mantengono la mappa leggibile, lasciandola agire come fondale e memoria di un mondo già segnato.

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Nel presente, le regioni rappresentate restano segnate da condizioni che colpiscono duramente l’infanzia: violenze domestiche e istituzionali, povertà multidimensionale, migrazioni forzate, esposizione a traumi ambientali e politici. In questo contesto, la corda del gioco assume un valore ulteriore: non più solo slancio, ma resistenza. L’opera non mostra la ferita, ma indica una responsabilità condivisa - proteggere senza esporre, custodire senza trattenere - affinché il salto resti un gesto possibile

e non si trasformi in caduta.

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La cartografia di riferimento, tratta dall’Atlas Geographicus di Christoph Cellarius (Norimberga, 1731), raffigura l’Egitto e la Cirenaica, con il corso del Nilo, il Delta

e il Mediterraneo orientale.

Nata come strumento di conoscenza e ordinamento geografico, la mappa perde qui la funzione descrittiva e diventa spazio simbolico: un campo etico in cui il gesto infantile rilegge luoghi di nascita, vergogna, copertura e rivelazione. Il salto della corda attraversa la geografia come un atto di equilibrio, trasformando il territorio in una superficie sensibile.

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Chi arriva primo?

OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA

Su una mappa storica che raffigura l’espansione dell’Impero Assiro e le regioni del Medio Oriente, un gruppo di bambini, disegnati a china, si rincorre lungo i confini geografici e politici di un mondo antico. Le figure sembrano ignorare la rigidità della storia per abitarla con spontaneità e gioco. Tra loro, spicca il volto di un bambino colto in un attimo di pausa: il suo sguardo, innocente e incuriosito, è rivolto direttamente verso lo spettatore. Questo dettaglio crea una connessione intima e destabilizzante: lo spettatore non è più solo osservatore, ma viene incluso nella scena, quasi interrogato dalla quieta consapevolezza di chi, pur piccolo, intuisce la profondità del luogo che attraversa.

L’opera propone così un cortocircuito tra la memoria storica e il presente emotivo, tra potere e fragilità, tra confine e movimento.

data. 2025

misure. 51 cm x 38 cm

tecnica. Tannino di castagno, China blu di Prussia

             Intrecci di carta

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L’opera invita a rileggere lo spazio non come teatro di conquista, ma come luogo di possibilità, dove anche la storia più antica può essere riscritta con il tratto leggero del gioco.

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La mappa di riferimento, Imperii Antiqui Pars Media (1787), rappresenta l’antico territorio assiro e l’area dell’attuale Iraq.

Nata come strumento di ordinamento geografico e di controllo del territorio, nell’opera perde la funzione descrittiva e diventa materia sensibile. Il suolo non è sfondo, ma parte attiva dell’immagine: sostiene, resiste, trattiene la memoria del conflitto.

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La corsa nei sacchi

data. 2025

misure. 51 cm x 38 cm

tecnicaChina blu di Prussia, tannino di castagno, intrecci su carta

Opera realizzata su una mappa antica dell'Iraq

Sulla superficie cartografica compaiono cinque bambini in corsa nei sacchi.

Il loro movimento è discontinuo, verticale, imperfetto: un avanzare che non conquista e non occupa.

La corsa non produce marcia, ma rimbalzo; non dominio, ma attraversamento. Il gioco introduce un ritmo

opposto a quello della guerra, fondato sull’equilibrio instabile e sul tentativo.

La tecnica degli intrecci rende visibile questa condizione: le figure non sono sovrapposte alla mappa,

ma estratte da essa. Toponimi, fiumi e rilievi entrano nei corpi, fino a rendere indistinguibili carne e geografia.

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L’opera introduce il tema del limite come soglia, là dove l’eccesso del potere si arresta e si apre uno spazio di sospensione, attraversato da una presenza silenziosa che riporta la storia alla sua misura.

La mappa di riferimento, Imperii Antiqui Pars Media (1787), rappresenta l’antico territorio assiro e l’area dell’attuale Iraq.

Nata come strumento di ordinamento geografico e di controllo

del territorio, nell’opera perde la funzione descrittiva e diventa materia sensibile. Il suolo non è sfondo, ma parte attiva dell’immagine: sostiene, resiste, trattiene la memoria del conflitto.

Nel presente, l’Iraq resta segnato da guerre non concluse che incidono profondamente sull’infanzia. Molti bambini crescono in contesti di violenza, privati della possibilità di giocare, di scegliere, di costruire un’identità libera. In questo contesto, La corsa nei sacchi non mostra la ferita, ma la contraddice: restituisce al corpo infantile un gesto minimo e libero, un movimento che

non fugge né combatte, ma insiste.

È una contro-immagine fragile e necessaria, in cui il gioco riapre uno spazio di respiro dentro una geografia ferita.

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Il treno di carta

OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA

data. 2024

misure. 25 cm x 35 cm

tecnica. Tannino di castagno, China, Pennino, Intrecci.

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La Base: Mappa dettagliata della Terra Santa, divisa per le 12 tribù e con dettagli dell’epoca biblica.

Epoca 1781-1800

Bonne Editore. Mappa conquistata ad un’asta originale, incisa su rame.

Gli intrecci sono l’ espressione più centrata del mio lavoro. 

Nascono dal concetto di doppio: due facce della stessa medaglia che separate e divise in piccolissime parti (strisce di 0,5 mm tagliate a mano), si uniscono e ricreano un insieme.

Due lati di una stessa immagine, il doppio che insieme è unitario e quindi nuovo, unico, personale.

 

La lavorazione manuale, delicata e lunga, parte dalle tecniche artigianali dell’intreccio dei canestri, attraverso il vincolo di due strisce con un legame che resista al tempo senza necessità

di ausili esterni come i collanti.

La mia tecnica degli intrecci è originale e brevettata.

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I due colori: Blu di Prussia e Tannino di castagno rappresentano due popoli opposti, ma che hanno in comune una generazione di innocenti da preservare.

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L’opera si intreccia con il suo negativo: due disegni identici di due colori diversi si intrecciano per ricreare una sola grande visione: un mondo in cui i bambini siano portetti dagli orrori delle guerre e da qualsiasi violazione dei loro sacri diritti.

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La campana

OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA

Una bambina e il suo amico giocano a “campana”,  vince chi arriva a casa...

La casa di tutti i bambini.

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Realizzata a china e pennini, lavorata con la mia tecnica brevettata degli intrecci e ricamata.

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Gli intrecci tra il blu di Prussia e il Tannino di castagno, rappresentano i due popoli apparentemente diversi, ma uniti da una missione comune: la serenità dell’infanzia.

La parola HOME è ricamata, per afforzare il messaggio.

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data. 2024

misure. 25 cm x 35 cm

tecnica. Tannino di castagno, China, Pennino, Intrecci e Ricamo

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La Base: Mappa dettagliata della Terra Santa, divisa per le 12 tribù e con dettagli dell’epoca biblica.

Epoca 1781-1800

Bonne Editore. Mappa conquistata ad un’asta originale, incisa su rame.

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Quest'opera non nasce da una mappa, ma da una riproduzione manuale di una carta da parati che richiama gli anni 50.

 

Realizzata a mano (acquarelli) in tre moduli identici; il primo lo sfondo, gli altri per realizzare le parti ricamate.

Il disegno del papà che accompagna per mano la figlia, è interamente ricamato.

 

Un omaggio al legame tra padre e figlia, il ricordo di un amore perfetto, lontano, ma sempre intenso.

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Particolare della lavorazione dei tre moduli dipinti, intagliati e ricamati

Father and Daughter

data. 2024

misure. 24 cm x 18 cm

tecnica. Acquerello e Ricamo​

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