Mappe dell'Immaginario
Queste mappe non descrivono luoghi reali, ma territori interiori e simbolici.
Sono geografie intime, nate dal desiderio di orientarsi nell’invisibile: di tradurre in segni e ricami ciò che appartiene alla memoria, al mito, all’intuizione.
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Ogni carta è un atto di esplorazione, una soglia aperta tra ciò che si vede e ciò che si immagina.
Non indicano direzioni, ma possibilità: cammini che attraversano il confine tra visibile e invisibile, realtà e immaginazione.

il Labirinto della Cattedrale di Chartres
date. 2024
misure. 50 cm x 42 cm
tecnica. Intrecci e China bli di Prussia e Tannino di Castagno
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
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Mappa originale: ILE DE FRANCE - carte du gouvernement de l’Ile de France 1601-1620, Editore Templeux Picart.
La tecnica brevettata degli intrecci è l’espressione più centrata del mio lavoro.
Nascono dal concetto di doppio: due facce della stessa medaglia che separate e
divise in piccolissime parti (strisce di 0,5 mm tagliate a mano), si uniscono e ricreano un insieme.
Due lati di una stessa immagine, il doppio che insieme è unitario e quindi nuovo, unico, personale.
La lavorazione manuale, delicata e lunga, parte dalle tecniche artigianali dell’intreccio dei canestri, attraverso il vincolo di due strisce con un legame che resista al tempo senza necessità
di ausili esterni come i collanti.

Il tema del doppio: gli intrecci nei luoghi più diversi del mondo hanno un forte richiamo simbolico.
Chartres, città francese situata nel Centro-Valle della Loira, vanta la famosa cattedrale gotica, sul suo pavimento è disegnato uno dei più enigmatici labirinti.
Nella storia il labirinto ha sempre rappresentato il viaggio simbolico dell’uomo all’interno della sua vita: la lotta fra bene e male, la difficoltà nell’affrontare gli ostacoli della vita e il lento e lungo percorso dalla vita alla morte. Il percorso del labirinto non consiste solo nell'andare verso il centro, ma anche a ripartire da lì.
Accanto i Gargoyle in blu si distribuiscono ai lati (non intrecciati), come a proteggere la delicatezza della simbologia del labirinto (intrecciato).


Il labirinto della pace
data. 2025
misure. 88 cm x 63,5 cm
tecnica. Scultura in origami di carta
Ricostruzione del Labirinto della Pace irlandese
Il labirinto prende forma come gesto di cura e di misura, una architettura fragile costruita piega dopo piega, in cui il cammino non è mai deviazione ma ritorno.
La carta, materiale vulnerabile per eccellenza, diventa struttura: ogni piega trattiene una scelta, ogni intersezione una pausa, trasformando il tempo in una materia concreta.


La scultura nasce da una fonte reale: la trama del Labirinto della Pace in Irlanda, luogo creato come dispositivo di riconciliazione e attraversamento lento dopo la violenza, un percorso da camminare come gesto civile prima ancora che spirituale. L’opera ne ricostruisce la mappa originaria - il disegno del tracciato, la sua geometria vincolante - e la traduce in volume: non più schema bidimensionale da guardare,
ma struttura da immaginare con il corpo, come se il pensiero dovesse imparare a camminare.
La scultura non rappresenta la violenza: lavora sul suo contrario, la possibilità di interromperne la catena.


La cartografia di riferimento, tratta dall’Atlas Geographicus di Christoph Cellarius (Norimberga, 1731), raffigura l’Egitto e la Cirenaica, con il corso del Nilo, il Delta e il Mediterraneo orientale.
Nata come strumento di conoscenza e ordinamento geografico, la mappa perde qui la funzione descrittiva e diventa spazio simbolico: un campo etico in cui il gesto infantile rilegge luoghi di nascita, vergogna, copertura e rivelazione. Il salto della corda attraversa la geografia come un atto di equilibrio, trasformando il territorio in una superficie sensibile.

Nel presente, segnato da nuove polarizzazioni e conflitti fratricidi, questa architettura
fragile afferma una posizione precisa: la pace non è assenza di scontro, ma esercizio quotidiano di limite, ascolto e responsabilità condivisa. Attraversare un labirinto significa accettare che il tempo del riparare è più lento di quello del distruggere, e che solo rallentando il gesto può tornare la parola.


TAROCCHI, MITI E SEGNI ZODIACALI
l'ordine invisibile
L'IMPERATORE il segno dell'Ariete
il mito di Ares
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
L’Imperatore rappresenta il potere che dà origine all’ordine: una decisione iniziale che trasforma l’energia in struttura concreta. Non media e non conserva ciò che esiste già: stabilisce, delimita, impone una direzione.
L’Ariete è il segno dell’inizio e dell’azione primaria. In questa carta l’Ariete non è impulso disordinato, ma forza che si organizza e diventa comando. Ares incarna l’energia immediata del conflitto e dell’affermazione: agisce prima delle regole e delle leggi. Come l’Imperatore, Ares rappresenta un potere diretto e frontale, che crea l’ordine attraverso l’azione.
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La figura dell’Imperatore è costruita con un disegno netto e controllato, che si impone con chiarezza sul fondo.
Particolare attenzione è riservata ai gradini intrecciati su cui la figura si regge: l’intreccio, realizzato nei colori simbolici del tannino e del blu, non è decorativo ma strutturale.
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I gradini diventano fondamento visivo e concettuale dell’opera, segno di una costruzione progressiva dell’autorità. Il tannino richiama la terra, la materia e il radicamento, mentre il blu introduce distanza, controllo e ordine.
Il rosso, presente nel mantello, rappresenta l’energia attiva, il calore e la forza dell’azione che sostiene e rende visibile il potere. L’intreccio dei colori rende leggibile il passaggio dall’energia primaria alla forma stabile del potere.


IL PAPA il segno del Toro
il mito di Minosse
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
Il Papa rappresenta l’autorità che stabilizza: legge, tradizione, rito, sistema di valori condivisi. Non crea né distrugge: regola, trasmette, conserva. È il potere che decide cosa è lecito, cosa è corretto, cosa deve durare. Il Toro governa stabilità, permanenza, continuità nel tempo. In questa carta il Toro non è istinto vitale ma radicamento istituzionale: ciò che resiste al cambiamento. Il Papa è Toro quando il sacro diventa struttura solida, ripetibile, codificata.
Minosse è il giudice supremo: non interpreta, applica la legge. La sua autorità non deriva dall’empatia ma dalla funzione. Come il Papa, Minosse custodisce l’ordine attraverso regole, confini e percorsi obbligati, come il labirinto.
Entrambi incarnano un potere che non persuade, ma amministra e controlla.
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La figura del Papa è disegnata con tratto controllato e stratificazioni di colore sobrie, integrate direttamente nella struttura della mappa. Particolare attenzione è rivolta agli intrecci sul pavimento, che costruiscono un motivo di labirinto: non elemento decorativo ma parte sostanziale dell’opera.
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L’intreccio, ottenuto tramite taglio e ricomposizione della carta, introduce una fisicità reale del segno e rende il suolo una superficie attiva, luogo di passaggio obbligato e di controllo. Il labirinto non circonda la figura ma la sostiene, indicando che l’autorità del Papa si fonda su un sistema di percorsi stabiliti, su una legge che organizza e trattiene.


GLI AMANTI il segno dei Gemelli
la scelta di Ercole
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
Gli Amanti non parlano di amore, ma di scelta: il momento in cui l’individuo è chiamato a decidere chi diventare, assumendo una rinuncia inevitabile.
Associati ai Gemelli, rappresentano la coscienza divisa, il dialogo tra possibilità opposte e il rischio dell’indecisione.
Il mito della Scelta di Ercole diventa il paradigma di questo bivio interiore, in cui non si elimina una parte di sé, ma si sceglie quale voce ascoltare. In questo atto di confronto nasce la coscienza.
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La figura di Ercole, costruita come un corpo intrecciato, è attraversata dal tannino di castagno e dal blu di Prussia, cromie delle tentazioni e delle virtù. Il ricamo a filo d’oro della costellazione dei Gemelli collega la scelta umana a una dimensione cosmica del destino.

IL CARRO il segno del Cancro
il mito di Era
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
L’associazione tra Il Carro e il Cancro si chiarisce attraverso il mito di Era e del granchio inviato contro Eracle.
In questo racconto il movimento non nasce da ambizione né da forza espansiva, ma da un atto di fedeltà assoluta:
il granchio agisce pur sapendo di non poter vincere. Il suo gesto non mira alla conquista, ma alla tenuta del legame.
Il Carro, letto attraverso il Cancro, non rappresenta quindi il dominio delle forze, ma la capacità di restare
all’interno di un vincolo scelto.
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È un movimento che non spezza la protezione, ma la assume come condizione necessaria dell’azione. Come il granchio, il Carro avanza senza gloria, senza trionfo, sostenuto unicamente dalla responsabilità di appartenere. Era, in questo contesto, non è figura di potere ma principio di riconoscimento: premia ciò che resiste, non ciò che vince. Il Carro diventa così l’arcano del Cancro perché incarna una volontà che non si misura sull’esito, ma sulla coerenza del gesto. Non la vittoria, ma la fedeltà al ruolo; non l’espansione, ma la capacità di contenere e mantenere.





LA FORZA il segno del Leone
il mito di Apollo e Dafne
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
Quest’opera interpreta la Forza come resilienza radicale e non violenta. La figura di Dafne non oppone resistenza frontale alla pressione che la invade, ma compie un gesto estremo di sottrazione: cambia forma, linguaggio e materia per preservare la propria integrità. La forza non si manifesta come dominio né come eroismo, ma come scelta irrevocabile di non essere più disponibile alla violenza.
Il legame con il Leone risiede nella gestione consapevole dell’energia primaria. Il Leone è impulso vitale, calore, potenza originaria; qui però il fuoco non esplode e non aggredisce. Viene trattenuto, interiorizzato, governato fino al limite della trasformazione.
La regalità leonina non è affermazione visibile, ma capacità di sottrarsi alla logica del potere senza perdere la propria forza.



Le velature di china e tannino accompagnano questo processo senza mai saturarlo, trattenendo l’energia invece di liberarla. La mappa celeste non è sfondo narrativo, ma spazio di sospensione simbolica, in cui la trasformazione assume una dimensione necessaria e universale.
In questa Forza non c’è vittoria né sconfitta.
C’è un’immagine che non urla e non cede, e proprio per questo impone la sua potenza come presenza assoluta.
L’intreccio costituisce il nucleo simbolico dell’opera. Non ha funzione decorativa, ma agisce come dispositivo di metamorfosi: il corpo umano, attraversato da trame e legature, perde progressivamente la propria disponibilità e si riconfigura come struttura vegetale. L’intreccio rallenta, irrigidisce, radica; diventa corteccia, tronco, radice. È il punto in cui il corpo smette di essere esposto e diventa limite.

L'EREMITA il segno della Vergine
il mito di Astrea
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
La figura dell’Eremita avanza in silenzio sulla mappa celeste, incarnando Astrea, principio di purezza e misura interiore.
Il bastone trasformato in spiga sostituisce il segno del potere con quello della conoscenza paziente, del nutrimento e della precisione: un riferimento diretto al segno della Vergine.
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LA GIUSTIZIA il segno della Bilancia
il mito di Themis
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
La Giustizia non punisce e non assolve: misura.
La Bilancia è il segno della relazione e della proporzione. Non decide da sola: confronta, soppesa, mette in tensione due poli opposti. La Giustizia è il suo arcano naturale perché governa il confine tra due forze, cerca l’armonia, non la vittoria, ed esiste solo dove esiste l’Altro. La Bilancia non agisce: regola.
La Giustizia, la Bilancia e Themis sono lo stesso principio espresso su tre livelli. Themis è l’ordine originario del mondo, la legge non scritta che regola le proporzioni prima di ogni norma umana. La Bilancia è il suo strumento: non un simbolo morale, ma un dispositivo di misura che esiste solo nella tensione tra due forze opposte. La Giustizia è l’atto che ne deriva, non come giudizio emotivo o punizione, ma come ripristino dell’equilibrio quando una parte pesa più dell’altra.
In questa relazione Themis non decide, la Bilancia non sceglie e la Giustizia non consola: ciò che avviene è semplicemente il ritorno alla misura necessaria.
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LA MORTE il segno dello Scorpione
il mito di Persefone
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
Atto di trasformazione, non di fine: la figura emerge su una mappa celeste come corpo in mutazione, costruito da un fitto intreccio di blu e nero. I fili cromatici non si sovrappongono, si compenetrano, generando una trama densa e vibrante che non veste la figura ma la costituisce. Il blu, essenza di Persefone, trattiene la profondità del passaggio e della rinascita; il nero, essenza dello Scorpione, incide la discesa e la perdita della forma precedente.



L’intreccio diventa gesto rituale, lento e irreversibile, in cui nulla viene cancellato ma trasformato. La coda scorpione chiude la composizione come un sigillo, mentre la mappa celeste inscrive la metamorfosi individuale in un ordine cosmico, ciclico e inevitabile.

LA TEMPERANZA il segno del Sagittario
il mito di Apollo Arciere
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
La Temperanza è l’arcano della misura attiva.
Nei Tarocchi la Temperanza agisce come principio di armonizzazione: ciò che è opposto non viene fuso né annullato, ma tenuto in equilibrio attraverso una coscienza vigile.
Il Sagittario incarna questa funzione in forma dinamica. Il suo simbolo è la freccia, traiettoria consapevole che attraversa lo spazio con precisione. È il segno della direzione, della visione lontana, della tensione mantenuta fino al momento esatto
del rilascio.
In questo asse simbolico, Apollo arciere è la figura mitica più coerente. Dio della luce, della misura e dell’ordine, Apollo governa l’equilibrio tra impulso e forma. Nell’atto del tiro, Apollo non impone la forza, ma la disciplina. La freccia parte solo quando respiro, gesto e intenzione coincidono.
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Apollo arciere incarna la Temperanza come gesto cosmico: un equilibrio mantenuto sotto tensione, mai statico, mai indulgente.
Nel dialogo tra Tarocco, segno zodiacale e mito, la Temperanza diventa così una pratica di precisione interiore: sapere quando tendere, quando attendere, quando rilasciare. Non per colpire, ma per restare in accordo con l’ordine profondo delle cose.

IL DIAVOLO il segno del Capricorno
il mito di Crono
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
Il Diavolo non è il male attivo.
Non agisce, non seduce, non comanda.
È ciò che lega senza stringere, obbliga senza ordinare, limita senza apparire.
Il tempo fa esattamente questo. Non costringe a fare qualcosa, ma non permette di non farlo.
Nel Diavolo, questa forza assume una forma archetipica: non è evento, ma condizione. È ciò che regge l’esistenza mentre la limita, ciò da cui non ci si libera perché non si presenta come nemico.
Il Capricorno è il segno che dà struttura a questa condizione. Governato da Saturno, trasforma il vincolo in necessità: una legge silenziosa, stabile, ineludibile. Il vincolo non è imposto dall’esterno, ma coincide con l’ordine stesso dell’esistere. Non si sceglie e non si rifiuta: si attraversa.
Crono ne è il principio originario. Non il tempo che scorre serenamente, ma il tempo che consuma mentre sostiene, che costruisce mentre logora. Non misura e non consola: permanendo, divora. In lui il tempo non è flusso, ma durata.




L’intreccio nella clessidra è il fulcro simbolico dell’opera. Non serve a fermare il tempo, ma a renderne visibile l’assenza: più il tempo scorre, più svanisce. Il suo passaggio non lascia traccia, se non il peso della durata. È proprio questa indifferenza, questa continuità ineludibile, a rendere il Diavolo dominante.

LA TORRE il segno dell'Ascquario
il mito di Prometeo
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
L’intreccio geometrico blu mostra questa frattura dall’interno. La struttura si apre, perde coesione, lascia emergere ciò che era stato tenuto insieme solo per necessità, non per verità. Nell’intreccio convivono due stati: la forma che resiste e il principio che non regge più. Il fuoco rubato rompe l’ordine. Non lo distrugge per violenza, ma ne smaschera l’inconsistenza.
Introducendo una conoscenza che non appartiene al sistema, Prometeo rende visibile ciò che era già falso.
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L’intreccio geometrico blu mostra questa frattura dall’interno. La struttura si apre, perde coesione, lascia emergere ciò che era stato tenuto insieme solo per necessità, non per verità. Nell’intreccio convivono due stati: la forma che resiste e il principio che non regge più. Il fuoco rubato rompe l’ordine. Non lo distrugge per violenza, ma ne smaschera l’inconsistenza.
Introducendo una conoscenza che non appartiene al sistema, Prometeo rende visibile ciò che era già falso.
Qui interviene l’Acquario: è il segno che interrompe la continuità dell’ordine, che introduce un’idea estranea al sistema. Non governa il crollo, lo anticipa. Trasforma la rottura in passaggio: ciò che cade non è la torre, ma l’idea che quell’ordine fosse necessario.L’intreccio tra il blu dell’ordine e il giallo–oro del fuoco non è decorativo.
È il punto in cui l’ordine continua a esistere, ma ha già perso autorità. La Torre resta, ma cambia identità.

L'APPESO il segno dei Pesci
il mito di Odisseo
OPERA IN COLLEZIONE PRIVATA
data. 2025
misure. 51 cm x 38 cm
tecnica. China, intrecci di carta e ricami a filo d’oro
Opera realizzata su antica mappa celeste
L’Appeso è la carta della sospensione consapevole. Non rappresenta una punizione né un sacrificio imposto, ma la scelta di fermarsi nel momento in cui l’azione si arresta. È il tempo dell’attesa, della rinuncia al controllo, della perdita apparente che prepara una trasformazione interiore. Nell’Appeso non c’è gesto: c’è trattenimento. Il corpo è presente, ma l’identità è in bilico. I Pesci sono il segno della dissoluzione dei confini e della fine del ciclo zodiacale, il momento in cui l’identità si allenta. Nell’Appeso–Pesci il tempo non è lineare, il movimento è interiore e l’assenza diventa parte attiva della trasformazione. Il segno dei Pesci non spinge né decide: si lascia attraversare, vivendo nella soglia. Odisseo non è qui l’eroe astuto o il navigatore, ma colui che, legato all’albero della nave, sceglie di essere presente. È sospeso tra desiderio e sopravvivenza, presente ma incapace di agire, vivo proprio perché accetta il limite. L’Appeso–Odisseo non combatte il canto delle Sirene: rinuncia al movimento per restare sé stesso.

L’opera è realizzata su mappa celeste, che diventa spazio mentale e cosmico della sospensione.
La figura dell’Appeso è capovolta, ma non drammatica. Il corpo è diviso in due: metà superiore leggibile: presenza, coscienza, identità, metà inferiore intrecciata: assenza, dissoluzione, perdita dei contorni
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L’intreccio a metà non è decorativo: rappresenta il punto in cui il corpo smette di essere pienamente visibile ecomincia a diventare memoria. La corda non è strumento di tortura, ma vincolo scelto. Lo sfondo stellato non offre
orientamento: i Pesci chiudono il cerchio zodiacale, non indicano una direzione.
